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DIECI MILIONI DI LAVORATORI CHIEDONO IL RINNOVO DEL CONTRATTO

30/07/2020 - 9:36

NON SIAMO SOLO NOI DIPENDENTI DEGLI STUDI PROFESSIONALI AD AVERE IL CONTRATTO DI LAVORO SCADUTO

Riportiamo qui l’articolo pubblicato sul sito web www.collettivita.it che riguarda il mancato rinnovo del contratto per 10.000 milioni di lavoratori:

Si apre una stagione difficile nella crisi del Covid, ma gli aumenti sono fondamentali per far ripartire la domanda. La Cgil ribadisce: il contratto nazionale non si tocca

In Italia sono circa dieci milioni i lavoratori con il contratto scaduto. Viviamo in un Paese “senza contratto”, come ha certificato l’Istat: il capitolo dedicato al tema nel rapporto annuale parla chiaro. Ai circa 5,5 milioni di dipendenti con contratto scaduto a fine 2019, se ne sono aggiunti quasi altrettanti dall’inizio del 2020. A fine aprile erano in attesa di rinnovo otto dipendenti su dieci: quasi i tre quarti dei lavoratori del settore privato – rispettivamente il 72% e l’82% dell’industria e dei servizi – e in aggiunta tutti i lavoratori pubblici. Nel corso di quest’anno il contratto scadrà per un altro 6% dei dipendenti.

I contratti scaduti che riguardano il maggior numero di lavoratori nel comparto industriale sono quelli dei metalmeccanici, dell’alimentare, del legno-arredo e della gomma-plastica. Il contratto atteso da più tempo nel comparto industriale è quello dei grafici-editoriali – più di quattro anni – che regola l’attività di oltre 92 mila dipendenti, i quali subiscono una perdita di potere d’acquisto pari al 3%. Tra i servizi privati (4,1 milioni di dipendenti) ai primi posti ci sono commercio, logistica, attività socio-assistenziali. Per i rinnovi pubblici c’è l’appuntamento fondamentale della legge di bilancio a settembre: in quella si dovrà verificare l’entità delle risorse disponibili per il triennio 2019-2021.

Fino a poco fa la situazione più critica riguardava i dipendenti della sanità privata, con contratto scaduto da 14 anni: ma per questi lavoratori lo scorso 10 giugno è stata firmata una pre-intesa, che si tradurrà poi nel rinnovo. Situazione difficile per chi opera nei servizi di vigilanza e nelle pulizie locali, con contratto scaduto da anni e un’erosione salariale rispettivamente del 3% e del 4,2%. Per tutti i dipendenti del comparto pubblico il contratto è scaduto dalla fine del 2018. Per i lavoratori della presidenza del Consiglio e i dirigenti delle Regioni e autonomie locali si attende ancora la chiusura del triennio 2016-2018.

Molti tavoli di confronto si stanno aprendo o si apriranno a breve, mettendo seduti insieme i sindacati e le associazioni datoriali. Ma, nel Paese segnato dal Covid, è chiaro che la situazione non sarà facile: il sistema di relazioni industriali “si trova ad affrontare una stagione contrattuale decisamente straordinaria“, scrive l’Istat. Un modo per dire che le trattative per i rinnovi risentiranno delle condizioni economiche rese particolarmente difficili dall’emergenza sanitaria, che ha un forte impatto sull’attività economica presente e futura. D’altronde le stime parlano chiaro: nell’arco di quest’anno un’impresa su tre rischia di chiudere, secondo previsioni diffuse sempre dall’Istituto. E la commissione europea ha rivisto al ribasso il Pil italiano: si attende un -11,2% a fine 2020, all’ultimo posto nell’eurozona.

Tutte condizioni che rendono i rinnovi complessi. Servirà un impegno straordinario delle parti sociali: da un lato saranno chiamate a definire accordi per garantire lo svolgimento in sicurezza di tutte le attività, dall’altro dovranno tenere conto della sostenibilità dei costi per i rinnovi, soprattutto nei settori più colpiti dalla crisi. Inoltre sul tavolo ci sono altre questioni, intervenute negli ultimi mesi: prima tra tutte la revisione della parte normativa, che dovrà considerare la flessibilità della prestazione, gli orari e il cosiddetto “smart working”, ovvero il lavoro da remoto imposto dall’emergenza Covid e finora mai regolato.

In questo scenario, nel campo delle relazioni industriale, si inseriscono le posizioni di Confindustria. Il nuovo presidente Carlo Bonomi le ha ribadite a più riprese, invocando una “ridefinizione del lavoro” da compiere proprio attraverso i prossimi contratti, superando “il vecchio meccanismo dello scambio tra salario e orario”. Proprio ieri Bonomi è tornato a parlare in una lunga intervista al Corriere della Sera, criticando il “governo fermo” e chiedendo “subito riforme per fisco e lavoro“. Sul lavoro, in particolare, a suo avviso occorre “distinguere le crisi tra quelle reversibili, da gestire con una Naspi riformata”. L’assegno “andrebbe subordinato all’esercizio della condizionalità: se mentre percepisci la disoccupazione rifiuti un posto di lavoro perdi il contributo. Dove invece ci sono crisi strutturali e quindi irreversibili ha senso usare la cassa integrazione”, ma “di un tipo soltanto”. Gli industriali vogliono ridurre il perimetro del contratto nazionale per allargare quello dei negoziati di secondo livello. La risposta della Cgil è stata netta: il contratto nazionale non si tocca. Non è pensabile un contratto “leggero” per poi demandare alcune materie fondamentali alla contrattazione decentrata.

Per il sindacato i contratti vanno rinnovati, sono fermi da troppi anni, e il Ccnl non può fare solo da cornice: inaccettabile sarebbe anche pretendere rinnovi con aumenti salariali vicini allo zero. Gli incrementi in busta paga servono per riconoscere il lavoro, soprattutto di chi è rimasto all’opera nei giorni dell’epidemia, e per sostenere il potere d’acquisto che favorisce la ripartenza della domanda interna. Anche così si esce dalla crisi post-Covid. La forzatura tentata da Confindustria rischia di ricadere nelle trattative per i singoli rinnovi nelle categorie. Ma il sindacato avverte: proprio oggi, nell’Italia durante e dopo il virus, il contratto nazionale è più che mai fondamentale.”

 

  • Patrizia

    05/08/2020 - 20:17

    Cara Laura, va bene qui non ti preoccupare! siamo contente di essere utili , in questi tempi così difficlli è importante avere informazioni corrette, le indicazioni dei motori di ricerca o di fb sono quasi sempre errate e confuse. Io rispondo ma siamo in 6 a gestire il blog , è un lavoro molto impegnativo , da sola non potrei mai fare nulla. Il nostro è un lavoro sindacale .. non è un servizio generico , tenetelo a mente! Per risponderti: la cassa in deroga ora funziona così: La domanda va fatta dal datore di lavoro entro 15 giorni dall'inizio della sospensione o riduzione dell'attività lavorativa. Paga direttamente l'inps che deve autorizzare le domande e dispone il pagamento del 40% delle ore autorizzate nell'intero periodo entro 15 giorni dal ricevimento della domanda. Quando il datore di lavoro manda i dati completi l'inps procede entro 30 giorni con il pagamento del residuo o al recupero nei confronti del datore di lavoro degli eventuali importi versati in più. Fai attenzione: sparare addosso all'inps .. è un facile capro espiatorio, per quello che abbiamo visto , datori dl lavoro e consulenti hanno fatto tantissimi errori nell'invio delle domande dando poi la colpa all'inps… quindi , cara Laura , ti consiglio di prendere appuntamento con la Filcams cgil della tua città e controllare attraverso i canali sindacali lo stato della domanda e i tempi . Facci sapere ! patrizia cgil

  • Laura

    05/08/2020 - 14:49

    Ciao Patrizia... scusa la domanda che magari non è nella sezione giusta... la nuova cassa integrazione, quella che partiva da luglio con la richiesta diretta all'INPS non doveva essere accettata entro 15 giorni e prevedere l'anticipo del 40% del totale delle ore richieste? Io lavoro in uno studio legale di Lecco e dal 22 giugno, giorno in cui il consulente ha inviato la richiesta della cassa non ci ha fatto sapere più nulla... la mia collega che si occupa dell'amministrazione ha provato a sentire l'ufficio ma la risposta è stata che è colpa dell'INPS che è come al solito in ritardo cronico e non ci possono dire nulla perché non dipende da loro. Quindi non capiamo più nulla l'unica cosa certa è che la cassa di giugno e luglio non ci è ancora stata pagata e non sappiamo nemmeno quando ciò avverrà. Ti ringrazio in anticipo per la tua risposta e per tutto ciò che hai fatto per noi in questi momenti confusi e pieni di incertezza...

  • Patrizia

    03/08/2020 - 18:43

    caro luca, il decreto che uscira nei prossimi giorni proroghera la cassa fino a fine anno con il divieto di licenziamento. Non bisogna accettare obtorto collo ogni cosa , va in filcams cgil della tua citta, fatti seguire, non si puo stare senza tutela sindacale e subire sempre, cosi controllerai la cassa attraverso il patronato , i ritardi non devono esserci con la nuova procedura veloce. Coraggio e facci sapere! Patrizia cgil

  • Luca

    03/08/2020 - 12:26

    siamo in 2, siamo in CIG da marzo, che non viene pagata da maggio, ma lavoriamo in pieno... mezza giornata a testa l'altra mezza CIG e da oggi siamo mezza giornata in ferie. se non ci sarà CIG a settembre... o cambio contratto da full time a part time o uno dei 2 verrà licenziato... abbiamo nostro malgrado accettato il cambio di contratto.. se non c'è collaborazione tra colleghi..

  • Patrizia

    31/07/2020 - 18:22

    care elena e rita, i vostri commenti ci fanno capire quanto è importante collaborare con le colleghe di lavoro , dovremmo capire finalmente che siamo dalla stessa parte e che dobbiamo aiutarci , divise e in concorrenza tra noi non riusciremo mai a migliorare il nostro lavoro, collettivamente invece si ! ciao patrizia cgil

  • Rita771

    31/07/2020 - 11:03

    Ciao Elena, ti capisco appena provi a lamentarti , capita qualche collega che rema contro, magari per fare bella figura col titolare o non mettersi in cattiva luce , dovremmo essere tutti più solidali per ottenere qualcosa che poi sono semplicemente sono i nostri diritti .

  • EleNA

    30/07/2020 - 17:05

    Dieci milioni...meno una! La mia collega che, dopo 20 anni negli studi professionali, se ne esce, durante una discussione con i capi, dicendo "io il contratto non l'ho mai letto!!!" Le avrei dato una testata! Considerando il fatto che io stavo "rivendicando" cose indicate proprio nel nostro CCNL ...ma sapete come è, "io mi sono attaccata troppo a quello che c'è scritto in quel libretto!!!! Argggggg…

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