impiegate
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Buon Compleanno Blog con “scioperina”

06/12/2021 - 11:47

Ebbene sì! Il 4 dicembre 2021 il blog ha aggiunto un altro anno alla sua lunga vita.

Un altro faticoso anno per tutti/e noi che continuiamo a dover convivere con il “COVID” che ancora in questi giorni si insinua nelle nostre vite e ci rende sempre più vulnerabili e precari.

Ed è proprio per questo motivo che, anche quest’anno, non potremo organizzare una festa di tutto rispetto!

Ancora un anno in attesa di sapere cosa ne sarà del rinnovo del nostro contratto, ma con una sola consapevolezza: noi “Guerriere” non molleremo mai.

Ed è proprio per fare un omaggio al BLOG, a quello che rappresenta e a tutti Voi che ci seguite, che quest’anno abbiamo pensato di pubblicare l’articolo “SCIOPERINA” che, redatto dalle mani esperte e instancabili della nostra Patrizia, Vi porterà nel mondo delle “pioniere del blog”, ossia di quelle Colleghe che negli anni settanta hanno iniziato a lottare per conquistare il diritto ad un contratto nazionale di categoria.

L’articolo è un modo per condividere con Voi un pezzo di storia importante e per iniziare a riflettere su come procedere verso il futuro di questo settore che resta sempre un passo indietro e che, per meriti e competenze, dovrebbe ottenere di più.

E come disse Annibale, secoli fa, “o troveremo una strada o ne costruiremo una”.

Buona lettura a tutti.

www.impiegate.org

Checosacomesifa

Nei giorni scorsi sul blog abbiamo discusso del tema “checosacomesifa” per riuscire ad ottenere il rinnovo del contratto degli studi professionali, fermo ormai da tre anni e mezzo.

Mi sono resa conto che le mie tante parole, da sole, non potevano bastare a convincervi della necessità di una organizzazione sindacale per i dipendenti degli studi professionali.

Così, ho pensato di raccontarvi una storia che si snoda tra il 1975 e il 1978 …

Per narrare tale storia, Vi presenterò i contenuti di un libro – curato dalla Filcams Cgil e dallo SPI Cgil di Treviso- uscito quest’estate in occasione dei 110 anni della Camera del Lavoro trevigiana.

Il libro è stato scritto da Andrea Dapporto, sindacalista in forza alla Filcams Cgil di Treviso in quegli anni, che racconta la nascita del coordinamento trevigiano delle lavoratrici degli studi professionali e della vertenza che ne seguì per ottenere il contratto provinciale di settore.

Negli anni settanta in molte città d’Italia, si erano costituiti diversi coordinamenti provinciali, ma Treviso era, ed è rimasto, un caso unico in quanto a coraggio, organizzazione, efficacia e, soprattutto, per le iniziative sindacali: 200 ore di sciopero, presidi ogni sabato in Piazza Borsa e persino picchetti davanti agli studi.

Io, appena ventenne, facevo parte del coordinamento di Padova , durante le riunioni che si svolgevano ogni martedì in camera del lavoro guardavamo le colleghe di Treviso con stupore e ammirazione, cercando di imitarle.

La spinta dei tanti coordinamenti provinciali portarono ad una assemblea nazionale a Firenze con circa 400 partecipanti … un incredibile ed inimmaginabile successo che fece accelerare la trattativa nazionale con la firma a Roma, il 20 dicembre 1978, del primo contratto nazionale di categoria, alla presenza di cento lavoratrici/ori in rappresentanza dei coordinamenti provinciali di tutta Italia.

Il “checosacomesifa” ce lo raccontano le protagoniste di questo libro, corredato da bellissimi documenti originali: volantini, piattaforma, contratto provinciale oltre alla corrispondenza intercorsa in quegli anni di lotta.

Ed è per questo che voglio citare una per una queste ragazze degli anni settanta, voglio ringraziarle poiché con i loro racconti hanno ispirato questo libro che mi ha commossa e divertita; ci piacerebbe ospitarle sul blog che, in fondo, non è che la prosecuzione, in termini informaticamente più evoluti, di quella storia.

Penso a quanto siano stati formidabili quegli anni che, anche oggi, ci indicano una strada già percorsa e che per i lavoratori rimane sempre la stessa: l’organizzazione sindacale.

L’età di queste ragazze fa riferimento al 1975:

Bruna Carbonere 29 anni – segretaria di avvocato; Claudia Bettiol 21 anni – segretaria di avvocato;

Leda Schiavon 23 anni – segretaria di avvocato; Diana Coran 19 anni – segretaria di avvocato;

Dino De Marchi 26 anni – segretario Filcams Cgil; Giovanna Zanchettin 21 anni – segretaria di avvocato;

Luciana Migotto 39 anni – segretaria di avvocato; Marinika Boschiero 22 anni – segreteria di commercialista;

E per dare la giusta espressione a questa breve presentazione, ho pensato di condividere con voi alcuni passi di questo libro usando proprio le parole delle protagoniste per spiegare il “checosacomesifa”.

Prima di iniziare a dare la parola alle nostre protagoniste, è doveroso fare una piccola premessa sull’origine del titolo dato al libro: perché “scioperina “?

Claudia racconta: “Bruna veniva alle riunioni con la figlia,Tatiana; era diventata la mascotte del coordinamento, era una bambolina, tutti se la spupazzavano, tutti mi dicevano: dai portala, ad una riunione Leda ha regalato a mia figlia una bambolina di pezza. Le ragazze chiesero a Tatiana: che nome vuoi dare a questa bambola? e lei rispose: Scioperina!”.

Le cose che non cambiano mai…

Le parole di Dapporto: “nessuno si era accorto della presenza delle cosiddette signorine di studio, ossia le impiegate presso gli studi professionali, naturalmente isolate, o al massimo in due o tre, Già di per se questo isolamento le rendeva una sorta di lavoratrici atipiche di cui, se capitava di entrare in uno studio, ci si accorgeva, ma che immediatamente dopo si dimenticavano perché sembravano parte del paesaggio, piuttosto che lavoratrici erano considerate quasi delle privilegiate perché libere dai turni di fabbrica, lavorano in ambienti riscaldati d’inverno, sedute davanti alla macchina da scrivere” e ancora “ mantengono nel lavoro una condizione di marginalità, segnata dall’assenza di diritti, ormai consolidati per altri lavoratori: una retribuzione molto bassa, non esiste orario di lavoro, pagamento di ferie e malattia sottoposte alla “magnanimità” del datore di lavoro. Questa condizione- ragazze carine, vestite con sobria eleganza, sorridenti ai clienti in ambienti distinti si nasconde dietro l’ambigua narrazione di un presunto stato ti privilegio rispetto ad altre lavoratrici”.

Giovanna: “tra i problemi più sentiti c’era l’assenza di regole: nessuna sapeva a quale qualifica e quindi a quale paga corrispondeva il proprio lavoro. Non c’era niente una veniva assunta per fare la segretaria, per mansioni molto delicate, le dicevano: di do cinquantamila lire. Non c’era orario di lavoro. Certe non avevano neanche il versamento dei contributi per la pensione, per tante non erano riconosciute nemmeno le ferie, al massimo una settimana ad agosto, quando chiudeva lo studio perché chiudeva anche il Tribunale. La malattia non era pagata e alcune, quando rimanevano incinte, sono state licenziate. Dovevo impazzire per prendere lo stipendio tutti i mesi, arrivavamo al venti del mese dopo che non avevamo ricevuto lo stipendio e dovevamo andare a chiederlo”.

Claudia: “L’orario di lavoro era un vero problema, anche nel mio studio: quando capitavano le iscrizioni ipotecarie finivi anche a mezzanotte. Queste le facevo solo io, nessuno sapeva farle. Ma questo aumento di orario veniva compensato con un regalo… un diritto con un regalo…”

Checosacomesifa

Luciana:le telefonate che facevano tra di noi, gli incontri in Tribunale, gli uffici del Tribunale erano i nostri punti di incontro. Il primo approccio per cominciare a costruire la nostra storia, il passa parola era fondamentale: una conosceva quattro o cinque ragazze, un’altra sette, otto. ogni occasione era buona, andando a prendere un gelato o a bere un caffè per fare una chiacchierata e sensibilizzare le ragazze. Così siamo arrivate a fare una prima assemblea.”

Giovanna: “questa vertenza per me ha significato una crescita a livello personale proprio perché avevo conquistato qualcosa che prima non c’era, qualcosa di nuovo che era frutto del nostro impegno. Non era conquista fatta da sola, avevo imparato che non si conquistano mai le cose importanti da soli; insieme, collaborando, stando insieme, si riesce a conquistare qualcosa che fa del bene a tutti”.

Luciana: “un giorno l’avvocato titolare dello studio, scherzando, mi disse: Ma se io la lascio a casa cosa fa? Risposi anch’io scherzando: non ho paura, a casa mia mia hanno insegnato che ci si rimbocca le maniche e si va a trovare un nuovo posto di lavoro: poi gli chiesi: mi levi una curiosità, ho mancato in qualcosa? Rispose no, per il suo lavoro c’è solo da levarsi tanto ti cappello. E io gli dissi: avvocato, noi andiamo avanti per la nostra strada e voi per la vostra e la finimmo in ridere”.

Leda, al congresso nazionale Filcams Cgil: “sono presente oggi ufficialmente perché ho le mie cose… perché non ho il diritto ai permessi sindacali. Siamo scese in piazza, e scenderemo ancora, vogliamo unirci agli altri lavoratori. Di lì comincia la nostra lotta di lavoratrici per un ruolo diverso della donna nel mondo del lavoro, nella società, nella politica: lottando per le lotte sociali generali, per la giustizia, per la democrazia, contro i provocatori, per il riconoscimento del diritto della donna al lavoro, diritto che deve rimanere intatto, anche quando si attraversano le crisi economiche, quelle crisi che gravano in primo luogo sull’occupazione femminile”.

E per finire, chiudo con Leda che dà delle indicazioni organizzative, valide, a mio parere, ancora oggi.

Leda al segretario della Filcams di Reggio Calabria:

“Ritengo che il difficile sia iniziare. Secondo me dovrai cercare di trovare una decina di ragazze decise che si incarichino di fare tutto quel lavoro preliminare (lettere alle colleghe, telefonate ecc.). Dopodiché convocare l’assemblea generale e vedere cosa succede. L’importante è che le ragazze che faranno questo lavoro siano “in gamba” ho parlato con le ragazze del Coordinamento circa la possibilità di fare l’assemblea a Reggio Calabria, non ci sono problemi se solo riuscirai ad avere una certa partecipazione e disponibilità da parte dei dipendenti da studi professionali della tua città…”.

Questo mio articolo, molto personale, non ha l’obiettivo di “svelarvi il finale”, poiché mi auguro che ognuna/o di noi possa trarre le proprie conclusioni dopo averlo letto e, perché no, anche farci discutere…

Patrizia

  • Patrizia

    23/05/2022 - 16:36

    Ciao marco e tutti , leggi questo articolo che abbiamo pubblicato l'anno scorso , c'è scritto tutto quello che si deve fare per l'organizzazione sindacale.. a distanza di tanti anni la strada è sempre quella ! L"ho percorsa anch'io , senza social internet blog siamo riuscite a fare un paio di assemblee nazionali di 400 persone.. assemblee, presidi a e anche scioperi ora abbiamo un sacco do strumenti il blog ecc Perché non dovremmo riuscirci ??? Basta volere dico io. Patrizia cgil

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