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La mobilità entra in studio

06/04/2011 - 8:26

[News] La risposta del ministero del Lavoro all’interpello di Confprofessioni e Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro: i dipendenti degli studi possono accedere alle liste per i lavoratori licenziati Anche i dipendenti degli studi, licenziati per riduzione del personale o per cessazione dell’attività, hanno diritto a essere iscritti nelle liste di mobilità, come previsto dalla legge 233/91 e quindi possono beneficiare di un’assunzione agevolata in caso di nuova occupazione. Il chiarimento è contenuto nella risposta del ministero del Lavoro all’interpello 10/2011 sollevato da Confprofessioni e dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. I tecnici del ministero hanno “È un atto di giustizia che a due anni dal riconoscimento degli ammortizzatori sociali in deroga parifica i dipendenti degli studi a quelli dell’impresa, del commercio e dei servizi” ha commentato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. “La crisi economica ha colpito molto anche gli studi professionali e molti lavoratori sono stati licenziati o costretti a dimettersi. Ora quei lavoratori hanno gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori”. Nella risposta all’interpello, il ministero precisa che i lavoratori degli studi professionali, in presenza di almeno 12 mesi di anzianità lavorativa presso lo stesso studio (di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato) hanno diritto anche all’indennità di mobilità in deroga. Stella sottolinea che “non solo i dipendenti potranno usufruire dell’indennità di mobilità, ma potranno essere assunti usufruendo di tutte le agevolazioni previste in caso di nuova occupazione”. Si tratta “di un atto di attenzione” dice il presidente di Confprofessioni “che sicuramente favorirà il ricollocamento”. Oltre alle maggior tutele per i lavoratori, Stella sottolinea che la risposa del dicastero guidato da Maurizio Sacconi, contiene un altro elemento di novità. “Di fatto, il libero professionista, titolare di uno studio professionale, viene considerato come un vero e proprio datore di lavoro, al pari cioè di un imprenditore”. La risposta ministeriale, infatti, ricalca l’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee, che ha ampliato la nozione di imprenditore, estendendola a qualunque soggetto, attivo su un determinato mercato, che svolga una attività economica. “Questa nuova apertura da parte del legislatore italiano all’interpretazione della giurisprudenza comunitaria” conclude Stella “apre ora la strada di altri riconoscimenti per gli studi professionali, esattamente come avviene per le imprese”. http://www.confprofessioni.eu/files/download/Interpello.pdf

  • patrizia

    14/04/2014 - 19:58

    cara betty è un bel problema molte cose sono cambiate dal 2011 sul fronte degli ammortizzatori sociali , la cassa in deroga , come vedi è stata prorogata solo dalle regioni in attesa che i dipendenti degli studi rientrino nella categorie coperte da tale ammortizzatore. Da qualche giorno abbiamo saputo che stesso destino ha subito la mobilit? ? purtroppo gli studi non sono considerati impresa a norma del codice civile e cos? si ricomincia daccapo con la discussione riportata qui sopra. Troverai traccia nel blog di tutto ci?. Nel tuo caso non mi pare ci sia altro da fare che la disoccupazione perch? la chiusura dello studio è giusta causa. Va in sindacato per vedere se si pu? far qualcosa d'altro. ciao e auguri di cuore patrizia cgil

  • betty

    14/04/2014 - 15:11

    Ciao A tutti, io lavoro in uno studio professionale che tra un paio di mesi chiuder? per raggiunta et? del datore di lavoro. Volevo chiedere se ad oggi abbiamo diritto o no alla mobilit?. Siamo uno studio con pi? di 15 dipendenti. Grazie

  • patrizia

    06/05/2011 - 20:06

    cara elena, è presto detto. Naturalmente i diritti fondamentali sono normati dalle leggi sul lavoro. I ontratti collettivi di categoria in italia non sono legge dello stato, sono lasciati alla libera contrattazione tra le parti (rappresentanti dei lavoratori e datore di lavoro). Ci sono categorie con una forte organizzazione sindacale e che riescono ad ottenere dei contratti pi? favorevoli di altre. Le categorie deboli sono deboli non solo come organizzazione dei lavoratori ma anche come organizzazione dei datori di lavoro e quindi due debolezze fanno un .. disastro. A noi per esempio è successo che per 6 anni non siamo riusciti a rinnovare il contratto nazionale per assoluta mancanza della controparte, non sapevamo cioè con chi discutere. Per gli ammortizzatori sociali è pi? o meno la stessa cosa, quello che non si dice è che nella grande industria e nelle categorie pi? forti gli ammortizzatori sociali vengono pagati con accordo sindacale da datore di lavoro e lavoratori quindi il sistema si paga, noi non abbiamo la forza di far pagare ai nostri datori di lavoro nulla di tutto ci? e quindi a noi vengono applicati gli ammortizzatori sociali in deroga pagati dalle regioni ma è una condizione straordinaria decisa dal governo ed è stato anche un bel p? complicato ottenerlo e non tutte le categorie sono coperte. Spero di essere stata chiara , in ogni caso qui a fianco trovi delle schede, apri quella sindacato è spiegato come avviene la contrattazione. ciao patrizia cgil

  • Elena

    06/05/2011 - 14:29

    Non riesco a capire una cosa, se in Italia i diritti sono uguali per tutti, perchè i contratti di lavoro non lo sono e ci vogliono anni di contrattazioni per raggiungere mete basilari???

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