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NAVIGANDO – RIFLESSIONI DI PATRIZIA – Invito alla discussione

01/06/2017 - 12:11

            Navigando  …  navigando  qua e là e  pensierini sul blog 

Quando  abbiamo costruito  sito e  blog, ormai sono quasi 15 anni, web   e  social erano davvero poca cosa e noi con  la nostra piccola barchetta eravamo come Cristoforo Colombo verso l’America .  Tutto  cambia in continuazione  alla velocità della luce,  la comunicazione  via web   ha invaso la nostre vite, sostituendo  praticamente  il dialogo umano.  Ce ne accorgiamo anche con il blog,  il dialogo veloce  da chat si è spostato  su fb, il blog  è  diventato  uno sportello virtuale,   difficilmente troviamo le discussioni che invece si fanno su fb, che  sono  belle alle volte anche divertenti ma dispersive e non organizzate   non hanno contenuti  stabili di cui rimanga memoria, è una conversazione caotica e veloce che  si perde tra  centinaia di messaggi, risposte casuali anche sbagliate .. le chat rispondono  soprattutto al bisogno di comunicare   i propri sentimenti  e stati d’animo,  leggo conversazioni anche intime  che io, a causa della mia età, non farei mai via web ma con un’ amica .  Da questo punto di vista  il blog è altra cosa , conserva le conversazioni, le organizza, le archivia  e persone competenti , oltretutto colleghe, rispondono  a tutto anche al bisogno di comunicare stati d’animo privati.

Ieri, scorrendo la  pagina fb che  frequentiamo anche noi  non collegata  al  blog, mi sono imbattuta in una conversazione  che mi ha veramente turbata …. una collega  comunicava le sue dimissioni  con sollievo  perché non ne poteva più  e i commenti a questa decisione, dal mio punto di vista  molto negativa, sono stati per   la maggior parte di congratulazioni , auguri ecc. e anche invidia . Non è la prima volta che leggo conversazioni  di questo tipo, mi sono chiesta,  sconsolata,  cosa sta succedendo al lavoro delle donne, stiamo tornando a casa ?  il lavoro non è più importante ?  non abbiamo più bisogno di essere indipendenti ? Lo chiedo a voi, colleghe e naviganti del  blog, la vita, la maternità,  la famiglia, i figli, lo stress in studio e nella vita sono diventati così pesanti  da  costringerci a rinunciare al lavoro ? spiegatemi  ho davvero bisogno di capire. Apriamo una discussione  qui , secondo me  ne abbiamo tutte bisogno e magari ci aiutiamo a trovare strade  che non ci costringano a lasciare il lavoro .

Come vedete il blog ora  si è stabilizzato, sta procedendo  il collegamento con i territori, abbiamo apportato  le necessarie modifiche,  usiamolo!    In questi anni  abbiamo sempre cercato di andare oltre  le semplici informazioni, pur importanti,  lo sapete siamo  lavoratrici come voi  e conosciamo  la categoria  come le nostre tasche, capiamo  le difficoltà  ma, care colleghe, per risolvere  i problemi fare le semplici utenti chiedendo  informazioni non basta,  bisogna fare di più e il blog serve anche a questo:  all’organizzazione sindacale, molti tavoli  regionali sono aperti e  il contratto  nazionale scadrà l’anno prossimo, l’ estate passa in un amen …  usiamo questi mesi  per discutere insieme, molti problemi e difficoltà, non tutti, possono trovare  una strada nella contrattazione. Per renderci la vita meno complicata  tra un po’ apriremo proprio questa pagina.

Siamo donne che lavorano e dobbiamo  uscire dal privato femminile e ragionare da lavoratrici donne,  risolvendo i problemi e non subendoli.  Vi aspettiamo con impazienza ! patrizia

 In questa foto Irene ed Emilia

QUANDO IL BLOG UNISCE TOSCANA E LAZIO
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  • patrizia

    01/06/2017 - 20:51

    ciao livia carissima, so cosa provi , è capitato anche a me , ho lavorato 42 anni negli studi, gli ultimi anni sono stati durissimi e mi sono trovata in una situazione di mobbing simile alla tua, meno così pesante e non per la maternità. Allo star male ho risposto istintivamente con le dimissioni .. sbagliando infatti le ho ritirate è seguita trattativa su orario e altro continua e stressante che però ha limitato i danni. Mi ha molto aiutato l'attività sindacale , sia per sapere come muovermi in una situazione simile e anche per i riconquistarmi il rispetto di me stessa, visto che è la prima cosa che perdi. Quindi so cosa provi. Quando parlo di sollievo era riferito al fatto che comunque perdere il lavoro non può essere un sollievo , uscire dalle situazioni difficili è un sollievo mi segui? Ora non serve subire ti distruggeranno è questione di tempo contano proprio sul "sollievo " che proverai scappando. Ci sono delle cose che si possono fare se vuoi proviamo a darti una mano , dimmi tu se possiamo contattarti personalmente , ci possiamo telefonare .. insomma siamo qui ! patrizia cgil PS hai usato cadiprof per la maternità?

  • Livia

    01/06/2017 - 18:47

    Ciao Patrizia, rispondo alle tue riflessioni su quanto hai letto di un'impiegata che ha dato le dimissioni "con sollievo perchè non ne poteva più". Io lavoro in uno studio notarile da quasi 10 anni. Sono un primo livello e lavoro part-time. Tutto perfetto, fino a quando sono rientrata (lo scorso novembre) dalla maternità. Prima che rientrassi, il mio datore di lavoro mi ha detto che potevo anche non rientrare, che non avevo più la mia scrivania, nè le mie mansioni. Che "la macchina" era ormai petfetta così e che io "ero di troppo". Mi ha fatto prendere le ferie di cui non avevo usufruito per ritardare il mio rientro. Sperando che non rientrassi. Ma io sono tornata a lavoro, perchè mi piaceva il mio lavoro e (cosa non secondaria) ho bisogno di lavorare, avendo un mutuo da pagare e 2 figli da crescere. Da quando sono rientrata (sono ormai 7 mesi) è uno scontro e un'umiliazione quotidiana. Mi ha messo in una scrivania isolata dal resto dell'ufficio e attaccata alla stampante che è perennemente in funzione (nb quando sono rientrata ero ancora in allattamento). Non mi saluta quando arriva in ufficio, nè quando va via. Mi rivolge parola a fatica. Ho avuto una contestazione disciplinare scritta a cui, sbagliando, ho risposto per scritto (sbagliando, perchè non sapevo che potevo non rispondere per scritto ma farmi ascoltare a voce in presenza di un mio sindacalista di riferimento). Ed è seguita la lettera di richiamo scritta. Siamo a giugno, e ancora non so se e quando mi verranno concesse le ferie estive. Ho paura anche a chiedergliele. Ho paura di fare errori nel mio lavoro. Sono stanca di questa situazione, non dormo la notte, la mattina al pensiero di dover andare a lavorare, inizio a vomitare. Quando esco dall'ufficio inizio a piangere e ultimamente non riesco a smettere neanche di fronte ai miei figli (una bimba di 4 anni e mezzo e un bambino di 17 mesi). Ho fatto un figlio. Non ho ucciso nè fatto del male a nessuno. Sto cercando altro, ma purtroppo di questi tempi non si trova nulla. Se potessi permettermelo economicamente darei le dimissioni anch'io "con sollievo" perchè non ne posso più. Un saluto. Livia

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